On The Road Again

Finora ne ho dette e scritte un po’ di tutti i colori sugli austriaci e sulle loro cavillose leggi e strane, a volte incomprensibili usanze. Credo che continuerò a scriverne ancora per un po’. Ogni giorno ne scopro una nuova. Pero’ ora devo raccontarne una che non può che fargli onore. Le piste ciclabili.

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Primo rientro

Valigione, rifornimento, kebabbaro e triplo ristretto.

È il giorno del mio primo rientro in Italia. Una bella giornata di sole. Spero di avere luce per un bel pezzo di strada, anche se arriverò comunque tardi. Ho già su gli occhiali da sole: rientrare a Milano nel pomeriggio vuol dire guidare verso ovest, contro luce. Peccato doversi fare i primi duecento chilometri a passo d’uomo. L’autostrada sara’ pure gratis (e gratis non e’, visto che si paga la “vignetta”) ma e’ da farsi tutta tra gli 80 e i 100 km/h!

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La Palestra

L’assenza forzata da casa e la momentanea licenza dagli impegni familiari hanno tra le tante cose un piccolo aspetto positivo, quello di lasciarti un po’ più di tempo per badare a te stesso e un piccolo lato negativo, quello di dover spendere più tempo … per badare a te stesso. Il bilancio finale del tuo tempo libero, quindi, dipende da quanto sei veloce a smaltire il cosiddetto overhead, ovvero da quanto sei bravo a gestire le tante nuove piccole attività che si rendono necessarie dalla nuova condizione: cucinare e lavare i piatti, pulire la stanza e lavare qualche panno a mano, portare le camicie a stirare, andarle a riprendere e via dicendo. Se riesci a sbrigarti in fretta arriva un momento della sera in cui ti chiedi: “E mo’? Che faccio?”

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Entschuldigung!

No, non si tratta di uno starnuto al quale augurare una pronta guarigione ma del ben più noto “Mi scusi!” dei tedeschi. Ho capito che se si vuol attirare l’attenzione dei locali non c’e’ niente di meglio che emettere ad alta voce un chiaro e ben scandito Entschuldigung! e tutti i presenti, gestori e clienti di un’attività commerciale si voltano all’istante per vedere da dove provenga la voce. E questo vale tanto più se lo sentono nominare da qualcuno con un’intonazione straniera, italica, nella variante laziale.

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Lost in translation

È incredibile quante cose si possano fare una volta che si ha la garanzia di una connessione ad Internet. Nel mio caso, per pura coincidenza, lo scambio informativo continuo è garantito 7 x 24: a casa, al lavoro e anche in molti centri commerciali. Si direbbe che manca solo il contatto fisico. In ogni istante e con il ritardo di qualche secondo sai cosa sta facendo Tizio e chiedi a Caio come fare la tal cosa. È come aver sempre qualcuno al proprio fianco. Al mattino presto, mentre faccio colazione seguo spesso il TG della mezzanotte o le trasmissioni di approfondimento messe sul sito Rai. La sera, mentre preparo la cena, ascolto una radio italiana on-line e se ho tempo o non mi va di studiare tedesco vedo un vecchio film italiano in bianco e nero, controllo il conto e le bollette di casa, leggo i giornali, smisto la posta e via dicendo. Tutto bene, si direbbe. Eppure dopo un paio di settimane comincio a sentire un po’ di affaticamento.

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