L’Olio Santo

Cominciamo subito con due notizie: una buona e una cattiva. La notizia cattiva è che ogni estate si commette in questa regione una vera e propria strage. Ho addirittura sentito parlare di inutile genocidio. Quella buona è che non si tratta di persone o animali ma bensì di zucche.

Già, perché la cosa di cui vanno più fieri gli stiriani non è il vino, tanto meno la birra o, come ci aspetteremmo noi d’oltralpe, qualche specie di insaccato di carne suina, ma il rinomato olio di semi di zucca, detto Kernöl o anche Kürbiskernöl, volendo aggiungere un prefisso che specifica l’origine cucurbita del seme da cui viene estratto con tanta fatica. In tedesco, infatti, il sostantivo kern vuol semplicemente dire cuore, nucleo o seme. Capisco solo ora l’origine del termine inglese Kernel e l’uso tecnico che ne deriva. Quindi da sé, Kernöl, starebbe per olio di semi. “Ah! Quindi andate fieri di un banalissimo olio di semi?”

Guai a dirlo ai locali. Fare lo sbaglio di chiedere cosa abbia quest’olio in più di tanti altri oli di semi è un po’ come chiedere a un campano cosa abbia la Zizzona di Battipaglia in più rispetto a una comune mozzarella vaccina. Puoi cominciare a srotolare il sacco a pelo, perché lì ci passi la notte. E così è stato un po’ anche per me. Menomale che era stato avvertito: “Tibe’, se non vedi non puoi capi’. D’estate i campi pullulano di zucche sventrate che marciscono al sole!

Ho fatto quindi la domanda alla persona giusta, un collega abbastanza smaliziato e intelligente da capire che non sono il tipo con cui fare certi discorsi organolettici ed il risultato è stato che dopo qualche giorno è avvenuto uno storico incontro nella Teano di Gratkorn, proprio sul ponte del fiume Mur, con tanto di passaggio di consegne e scambio di doni. A me è toccata una boccetta di Olio Santo, al collega un vasetto di marmellata di peperoncini fatta da mio fratello.

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Ho provato l’olio, sia sull’insalata che sul gelato alla vaniglia, com’ero stato consigliato. Che dire … mi è sembrato leggerino, un po’ acquoso. Di certo non ha la stessa fragranza dell’olio extra vergine di oliva. Profuma leggermente di mandorla. E può fare un certo effetto vedere una sostanza inizialmente color petrolio che vira velocemente su un verde smeraldo, per effetto di non so ben quale reazione chimica. Comunque sia, non sono morto e tanto meno sono stato male.

In una recente gita aziendale presso un cosiddetto BuschenSchank della Stiria del sud, una sorta di taverne vinicole di cui devo ricordarmi di fare un piccolo reportage, l’ho assaggiato un po’ in tutte le salse: sul filetto di trota, sulle tartine di pane nero mescolato al formaggio fresco spalmabile e in varie insalatine nelle quali non può mancare assolutamente il peperone giallo o paprika. Dicono che faccia tanto bene alla prostata ma io, al momento, problemi di prostata non ne ho. 🙂

Ω

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