Un salame all’Autogrill

Ho fatto il viaggio dello scorso fine settimana insieme a un collega di Monza. La sua auto è molto più nuova, comoda e performante della mia: per cui al ritorno non mi sono neanche azzardato a proporre un equo scambio. E non credo che ne sarebbe interessato. Per chi è abituato a percorrere molti chilometri (e lui è davvero uno di quelli che si fanno la strada da Graz a Milano tutti i santi fine settimana), starsene seduto al posto del viaggiatore è una specie di tortura e posso immaginare che lo sia ancor di più se l’auto su cui si viaggia è rumorosa, scomoda e non perfettamente condizionata.

Ognuno ha i propri ritmi, il proprio stile di guida, le proprie esigenze mentali, familiari e fisiologiche. Per cui, per viaggiare su lunghe tratte in compagnia bisogna scendere un po’ a patti, accontentarsi dei vincoli e godersi i molteplici vantaggi che si hanno: a partire dalla condivisione delle spese. Pur partendo con il serbatoio pieno, io non riesco neanche ad arrivare a Verona. Colpa della mia auto, che “ce l’ha piccolo” e già a Venezia comincia a chiedere da bere. Non riesco a sfruttare i prezzi vantaggiosi del carburante in Austria. E non parliamo poi del costo dell’autostrada nella tratta italiana. In un weekend spendo l’equivalente della “vignetta” austriaca per un anno intero. È vero che il bollo qui costa un’esagerazione, ma se fai un paio di viaggi di lunga gittata ogni anno te lo ripaghi abbondantemente.

Avere qualcuno con cui scambiare due parole, poi, raccogliere informazioni utili sulla nuova azienda o sulla città, ascoltare la partita alla radio sdrammatizzando la penosa figura fatta dai rigoristi italiani nel match con la Germania, sono altri bei vantaggi. Hai tempo per guardare fuori dal finestrino e fissare aspetti che guidando non avevi mai notato. Più volte lo scorso weekend ho avuto la sensazione di non essere mai passato per un determinato punto, solo perché probabilmente ero troppo concentrato a tenere a bada i camion, le auto di grossa cilindrata che ti lampeggiano dietro da duecento metri o solo perché perso nei miei pensieri.

Infine un piccolo svantaggio del viaggiare stando seduti sul lato destro è che non puoi portarti dietro tutto quello che vorresti. L’auto non è tua, non puoi caricarla e soprattutto devi arrivare al punto di incontro prestabilito con i tuoi mezzi: le gambe. Per cui, per questo turno ho mancato i rifornimenti di scorte alimentari. È già tanto che sia riuscito a rimediare una bottiglia d’acqua e un panino da mangiare all’autogrill di Udine. Mia moglie è in trans agonistico da impacchettamento. Al mio arrivo, nel momento di entrare in casa, quasi non riconoscevo la sala. Scatoloni dappertutto. Imballaggi, mobili postati, pile di cose ovunque. Il cantiere dell’Expo due giorni prima dell’inaugurazione. Speriamo che l’operazione abbia lo stesso successo!

Per cui, durante la sosta all’ultimo autogrill, un attimo prima di varcare il confine, ti aggiri tra gli scaffali come un disperato alla ricerca di qualcosa di buono da portarti dall’altra parte: una scatola di quei famosissimi cracker dolce-salati che trasudano olio di palma dai minuscoli fori di aerazione in superficie? un pacco di costosissimi biscotti tradizionali veneziani fatti in provincia di Benevento? una confezione quadrupla in offerta di Grisbì al limoncello da consumarsi solo previo congelamento? L’offerta del mese consistente in una pila di 18 tavolette multicolori di cioccolata svizzera ripiene di ogni cosa immaginabile? Una tripla di Pocket-Coffee in formato estivo, così liquido e viscoso che per berlo senza rovesciarselo addosso bisogna fare una sosta in area d’emergenza con i lampeggianti accesi? …

“Buonasera, centrale SOS, ha bisogno di soccorso?” … “No, grazie, mi sono fermato solo per bere un caffè.” … “Ma non sa che sulle piazzole ci si ferma solo per fare i propri bisogni all’aria aperta, davanti alle auto che corrono via?” … “Guardi che per bermi questo benedetto Pocket Coffee mi sono messo anche la giacchetta catarifrangente!” … “Aspetti in linea che le mando un’ambulanza. La gazzella è già in arrivo.”

E invece, prima di abbandonare la frescura dell’aria condizionata dell’ostello autostradale, ecco apparire da lontano la solita bacheca dei salumi e formaggi nostrani! E lui era lì, in attesa che passassi proprio io, domenica alle otto e mezza di sera, senza una borsa termica, senza le schiscette di mia moglie da mettere in freezer, senza niente altro che una gran voglia di portarmi a Graz qualcosa di buono dall’Italia. E l’ho preso, facendomelo accuratamente impacchettare, orgoglioso delle mie acquisite radici: puro salame di suino della Valtellina, senza aggiunti di polifosfati!

Ω

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