Eccoci qui!

Sono le sette e trenta di una domenica mattina. È giorno fatto da un po’ e nonostante le tapparelle siano completamente abbassate e girate per filtrare quanto più possibile i raggi del sole del mattino, in casa, in questa nuova casa temporanea a Graz, l’intensità della luce che passa è tale da avermi svegliato più presto del solito. Nonostante la sveglia anticipata e la bellissima giornata di sole che si preannuncia, non credo che farò il mio solito giro in bicicletta. Ho altro a cui badare. Il programma giornaliero è già fissato.

È cominciata la seconda fase di questa nuova esperienza. Lunedì scorso ho caricato l’automobile con le ultime valigie di panni, scarpe, medicinali e scorte alimentari, come fossimo in partenza per il mare. Il pieno di benzina nel serbatoio, pressione dei pneumatici controllata di nuovo a distanza di pochi giorni, liquido di raffreddamento a livello e via dicendo. Dopo dopo le dodici eravamo già in autostrada, sotto il sole a picco, tra i soliti autotreni e centinaia di automobilisti nordeuropei che scendevano verso Milano e oltre, dopo aver passato il valico di Chiasso. Peccato che non fossimo diretti a Sud.

Per un bel tratto di strada ci siamo confusi con gli italiani che puntavano alle coste adriatiche di Italia e Croazia e con gli immancabili tedeschi diretti verso la costa sud del Garda. Poi, voltato l’angolo all’altezza di Palmanova – quella vera, non il vialone di Milano dove cominciò la mia esperienza meneghina -, ci siamo ritrovati soli in compagnia di poche auto austriache di rientro dalle loro vacanze al mare. E man mano che ci si avvicinava al valico di Tarvisio, il tempo si faceva più cupo, nuvoloso e piovigginoso. Fatta salva una manciata di gradi di differenza, è stata una replica del film visto quattro mesi prima, quando feci lo stesso viaggio per Graz, da solo.

I bambini sono stati buoni e tranquilli per la maggior parte del viaggio. Otto ore in auto non sono facili da passare. Illuderli col fatto che la distanza non è molto differente da quella che separa Saronno da Tivoli: aiuta fino ad un certo punto. Ce la siamo cavata col fatto che per loro era tutto nuovo, soprattutto gli ultimi trecento chilometri, tra le Alpi italiane e le (fin troppo) verdi vallate austriache che si attraversano prima di arrivare a Graz.

All’arrivo il traffico della rush-hour pomeridiana era già scemato. In un attimo siamo arrivati sotto casa, dopo aver percorso i lunghi vialoni della cintura esterna, le cosiddette Gurthel (trad. “cinture”), piene di concessionarie di automobili, distributori di combustibili a basso costo, case da gioco e Laufhaus. L’appartamento è stato di nostro gradimento: pulito, ordinato, funzionale e tranquillo, con un bel balcone-terrazzo affacciato su un giardino florido, circondato da altissimi pioppi abitati da uccelli e scoiattoli. Proprio quello che avevo tanto sperato per evitare ad Anto e ai bimbi lo stordimento che ho vissuto io i primi giorni trascorsi in città. Comincia ora la fase esplorativa. Il viaggio verso i tesori della “Capitale Europea della Cultura” di qualche anno fa (2003).

Ω

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