Graz

Ci sono. Ho trascorso un periodo di eclissamento dovuto al cambio di residenza, all’apertura delle scuole e ad un impegno professionale più demanding del previsto.

Tra poco sarò anche in grado di connettermi ad internet da casa e ciò dovrebbe darmi un più ampio spazio di manovra, almeno serale, anche su queste pagine. Ho trascurato un po’ tutto, cercando di non trascurare almeno la mia famiglia e i paletti della snervante burocrazia austriaca.

Bene. Per compensare la mia assenza, comincio a pubblicare un paio di timelapse niente male girati e composti da un indigeno. Vi daranno una vaga idea di quello che offre la città durante l’anno e il periodo natalizio. A presto.

Advent in Graz – Timelapse from Johannes Baumann on Vimeo.

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Senza tregua

Approfitto di un breve momento di pausa (in realtà solo apparente, dal momento che in questo periodo non posso permettermi di meglio che immaginare di esserlo) per tornare a farmi vivo su questa pagina. Dovevo finire nella pancia della grande balena giallo-blu per ricordarmi che da un po’ di tempo non trasmettevo mie notizie attraverso i più moderni e avanzati sistemi telematici. La verità è che, obtorto collo, mi sono tenuto lontano da Internet per scopi privati per quasi un mese. E non mi sembra che ne abbia risentito.

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Dacci oggi …

Anche se con un po’ di affanno in questo momento convulso in cui tutto sta per accadere, cerco di non dimenticare l’impegno preso inizialmente con queste pagine. Non ho tempo di dilungarmi in parole. Verranno tempi migliori. Mi limito a caricare qualche foto fatta in giro in questi ultimi giorni con la famiglia. Quelle che seguono sono relative ad un villaggio museo mantenuto e ricostruito in una valle non lontano da qui, dove il tempo sembra essersi fermato un centinaio di anni fa, quando le parole del Padre Nostro avevano davvero senso.

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Senza essere troppo maliziosi, mi viene da commentare che questo non riesce poi tanto difficile in un paese come questo, a doppia trazione. Giorni feriali a lievitazione magnetica, giorni festivi a carbone.

🙂

Ω

Eccoci qui!

Sono le sette e trenta di una domenica mattina. È giorno fatto da un po’ e nonostante le tapparelle siano completamente abbassate e girate per filtrare quanto più possibile i raggi del sole del mattino, in casa, in questa nuova casa temporanea a Graz, l’intensità della luce che passa è tale da avermi svegliato più presto del solito. Nonostante la sveglia anticipata e la bellissima giornata di sole che si preannuncia, non credo che farò il mio solito giro in bicicletta. Ho altro a cui badare. Il programma giornaliero è già fissato.

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Il vero oro stiriano

Ci sono cose che mi prefiggo di fare e per le quali non sto più in pace finché non le ho portate a termine. Spesso mi rendo conto che si tratta di rigurgiti di gioventù: cose che a mente fredda non ci spenderei molte energie e pensieri, come partire in bici e farmi 120 km sotto il sole cocente di domenica scorsa. Altre cose, invece, faccio una gran fatica a portarle a termine. E questo mi accade soprattutto con le cose serie. Non so se sia più saggezza o ansia da rischio di fallimento. Magari facessi il super-giovane con tutto! Sono un monumento all’incompletezza.

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‘cause it’s my Life!

Oggi pomeriggio mi sono sentito chiedere come mai siamo disposti a spendere tanti soldi in un macchinoso trasloco, solo per portarci dietro una gran quantità di libri che abbiamo già letto, che difficilmente avremo la possibilità di leggere nuovamente e che i figli forse non avranno mai il tempo o la voglia di leggere, travolti dalla tecnologia che avanza. Libri, quaderni e altro materiale che tra l’altro potremmo forse essere costretti a spostare nuovamente chissà fra quanto tempo. E che dire degli arredi da parete e gli utensili da cucina, facilmente reperibili nell’onnipresente centro commerciale svedese? E i vestiti che abbiamo messo una sola volta nella nostra vita e probabilmente non metteremo mai più?

Spiazzato, ho saputo trovare una sola risposta: perché sono la nostra vita, la nostra memoria, che non vogliamo cancellare. E perché non abbiamo altro, oltre noi stessi e l’amore che ci tiene insieme.

Ω

Un salame all’Autogrill

Ho fatto il viaggio dello scorso fine settimana insieme a un collega di Monza. La sua auto è molto più nuova, comoda e performante della mia: per cui al ritorno non mi sono neanche azzardato a proporre un equo scambio. E non credo che ne sarebbe interessato. Per chi è abituato a percorrere molti chilometri (e lui è davvero uno di quelli che si fanno la strada da Graz a Milano tutti i santi fine settimana), starsene seduto al posto del viaggiatore è una specie di tortura e posso immaginare che lo sia ancor di più se l’auto su cui si viaggia è rumorosa, scomoda e non perfettamente condizionata.

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